giovedì 3 aprile 2008

Orribile performance dello "pseudoartista" Guillermo Habacuc Vargasa





Lo scorso inverno, Guillermo Habacuc Vargas, artista (?) 50enne del Costa Rica, ha tenuto presso la galleria "Codice" di Managua la mostra "Eres lo que lees"(Sei quello che leggi)
La sola opera (?) ivi esposta era Nativity, un povero cane randagio prelevato dalla strada, costretto alla catena, privo di viveri in un angolo dello spazio e lasciato a morire.
Per chi non l'avesse capito, l'opera d'arte consisteva nel guardare l'agonia e la sofferenza fino alla morte della povera creatura!
Non bastasse, per rendere più efficace l'effetto, sopra il cane morente, una scritta a caratteri cubitali fatta di croccantini con la scritta "Sei quello che leggi"!
Sembra che nel corso dell'esposizione sia stato proibito ad incauti e compassionevoli visitatori di portare cibo e acqua al povero animale e sembra (dato che le notizie che circolano sul web sono discordanti) che il cane sia appunto morto pochi giorni dopo l'inaugurazione anche se altri sostengono il fatto che sia riuscito a fuggire.
Che l'opera sia esistita è un dato di fatto, ci sono le fotografie che lo dimostrano, il dubbio è dunque se il cane sia morto o no. Come è possibile che la Galleria non abbia imposto a Vargas di liberare il cane? I dubbi rimangono ma non cambiano la sostanza dell'atto in sè.
Dopo l'accaduto, oltre 150.000 persone da tutto il mondo, in pochissimi giorni, hanno espresso la propria indignazione tanto che lo stesso artista si è sentito costretto a rilasciare un'intervista a "Nacion" dove dichiarava :"Salve atutti. Sono Guillermo Habacuc Vargas. Ho 50anni e sono un artista. Recentemente sono stato criticato per il mio lavoro intitolato "Sei quello che leggi", raffigurante un cane chiamato Nativity. Lo scopo del lavoro non era causare sofferenza alla povera innocente creatura, bensì illustrare un problema. Nella mia città natale, San Josè, Costa Rica, decine di migliaia di randagi muoino di fame e malattia e nessuno dedica loro attenzioni. Ora, se pubblicamente mostri una di queste creature morte di fame, come nel caso di Nativity, ciò crea un ritorno che evidenzia una grande ipocrisia in tutti noi. Nativity era una creatura fragile e sarebbe comunque morta su una strada...."

Preferisco non prodigarmi in una futile polemica. Le immagini sotto esposte hanno parole loro che commentano i fatti e non le giustificazioni del faticente artista!

Attualmente l'artista (?) è stato scelto per rappresentare il suo paese nella "Biennale Centroamericana 2008" che si terrà a Honduras. Come logico,dopo i fatti avvenuti lo scorso autunno, è stata messa in dubbio la legittimità di Vargas come artista e rappresentante del suo paese.
A proposito circola nel web una petizione dove si richiede che l'artista (?) non sia rappresentante nazionale alla Biennale. Chi volesse partecipare alla petizione non deve far altro che cliccare e firmare. Grazie
http://www.petitiononline.com/13031953/petition.html

L'arte non deve per forza stupire, inorridire, shockare l'osservatore,ma il fatto più riprorevole è che sia stata permessa e che potrebbe essere nuovamente essere riproposta.




8 commenti:

Dario Marzadori ha detto...

questa non è arte, è crudeltà allo stato puro

Anonimo ha detto...

si tende sempre a rappresentare l'arte come qualcosa lontano dalla realtà,e alle volte non ci possiamo accorgere che l'arte è tutto ciò che ci circonda.nel bene e nel male. nella frenesia della vita di oggi,non si pensa alla sofferenza di chi soffre,viene meglio criticare... perchè forse meglio non vedere! ma nonostante la rappresentazione sia crudele, è solo uno specchio di una vita reale, e penso che a noi tutti oggi abbia fatto riflettere. non ha molta importanza se il cane sia o non sia morto, l'importante nel caso,è che la sua morte non sia stata inutile,ma che possa servire per tutti i suoi fratelli.
patrik.

franca ha detto...

Avevo sentito parlare di questo caso ma non avevo visto le foto. Mi hanno impressionato e reso più coscente sul fatto di come oggi ,per apparire si possa usare qualsiasi mezzo.ANCHE ARRIVARE AD UCCIDERE

segnalezero ha detto...

nessun problema. ora farei la stessa cosa al (pseudo)artista che ha ideato questa crudeltà.

Anonimo ha detto...

non penso che quest'uomo,se si può definire tale,meriti alcuna giustificazione,nè tantomeno onoreficenze.Credo che il suo obiettivo fosse quello di vedere il suo nome su qualche quotidiano,ed essendo completamente privo di talento,non ha trovato altra soluzione se non esporre la sua bestialità.

Anonimo ha detto...

sappiamo che nessuno dovrebbe permettersi di giudicare,non su questa terra, e neanche adesso .....
discutere si,confrontarsi,come no.
ma credo che non sia accettabile mettere in dubbio l'individualità di una persona, tantomeno la sua bestialità. dovrei dire tante altre cose,ma credo non ne valga la pena.... si, sono sicuro non ne vale la pena... .... ..... punto

Maurizio ha detto...

DOPO L'EMOZIONE
il cane non è morto, è per sua fortuna scappato, veniva alimentato ma non durante l'apertura della mostra penso tre ore al giorno,l'artista per aumentare la provocazione potrebbe starci lui al guinzaglio

scacchi ha detto...

Ciò che mi turba non è il cane che viene usato come strumento, ma il fatto che qualcuno responsabile della libertà altrui, adotti azione di tortura sia fisica che psicologica nei suoi confronti.
Questo è un episodio eclatante, ma nella nostra quotidianità si verificano situazioni simili, anche nei rapporti tra presunti esseri umani.
Penso che la nostra sensibilità debba essere manifestata ogni qualvolta se ne presenti occasione, anche se non è allineata al pensiero di chi comanda (in questo caso la galleria d'arte ed il suo presunto artista), in certi contesti credo che i dettagli siano irrilevanti e che il cane fosse originariamente moribondo non è attenuante di un atto barbarico supportato per giunta dalle autorità!
Nello specifico credo che questo artista(?) abbia voluto rendere pubblico il piacere che alcune persone provano nel vederne soffrire o morire altre, il gusto per la tortura, la società "in-civile" sta supportando queste bestiali pulsioni, vi sono alcune serie cinematografiche che si nutrono di questi desideri disumani, pensiamo a "Saw" che stà giungendo alla quarta edizione o a "My little eye" un film che ha posto l'attenzione sugli snuf-movie e bollato come filmetto di serie b, senza sfociare prettamente nell'arte che alcuni credono di vedere nella morte, a tal proposito il film "Ab-normal beauty" rende bene l'idea.
Nella morte non ci vedo niente di artistico, in questo caso mi viene in mente Stefano Accorsi quando in "Radiofreccia" pronuncia:
- Credo nelle rovesciate di Bonimba, e nei riff di Keith Richards. Per me l'arte è l'esecuzione di un gesto, è un qualcosa di vivo ed immortale, ma di consacrato anche da parte di un singolo soggetto ed in questo caso se una persona vede l'arte nella morte mi viene da pensare che c'è la dentro.